Una Finestra sul Mediterraneo

La nuova Siria verso il futuro, dove sta la speranza? 

Quello che troverete in questo articolo è la fitta rete di relazioni che abbiamo cercato di intessere e che rappresenta la vera risorsa, la risposta alla sete di speranza dalla quale ci siamo mossi. Spes contra Spem. Ce l’hanno restituita i ragazzi siriani con cui abbiamo preso contatto o che abbiamo conosciuto personalmente nel corso degli anni: Ibrahim, Salloum, Maher, Shaman

Srour Ibrahim

Vive ad Aleppo, in Siria, e rappresenta il Sinodo della Chiesa Sira Cattolica nel Consiglio dei Giovani del Mediterraneo

Attualmente vivi in Siria, dal tuo punto di vista come descriveresti la situazione nella tua patria? Cosa ne pensi di ciò che è accaduto nelle ultime settimane?

Le nuove promesse del governo sono ambiziose, ma ci sono molte sfide che ostacolano queste promesse, tuttavia ci sono tentativi reali.

Promesse economiche: Il governo ha promesso di migliorare le condizioni economiche. Sebbene i prezzi siano scesi leggermente, i salari non sono sufficienti a soddisfare i bisogni di base. Molte persone hanno perso il lavoro, oltre al tasso di cambio variabile del dollaro rispetto alla lira siriana.

Riforme politiche: Ci sono richieste di riforme politiche, ma ci sono ancora significativi contrasti. Molti casi individuali, come percosse, rapimenti o la soppressione di alcune libertà da parte di individui non identificati, non da parte dello stato nel suo insieme, ma queste questioni ci fanno sentire paura e tensione.

Fiducia nel governo: La fiducia nel nuovo governo sta aumentando gradualmente. Tuttavia, le persone aspettano che tutte le promesse vengano seriamente tradotte in realtà affinché questa fiducia diventi grande. Tutti vogliono vivere una vita dignitosa come qualsiasi cittadino nel loro paese.

Pensi che ci sia ancora spazio per pensare al futuro con speranza, in questo anno giubilare?

Il desiderio di pace: C’è un forte desiderio tra molti siriani di vivere in pace e stabilità. Alcuni credono che l’anno giubilare potrebbe essere un’opportunità per rinnovare la speranza, poiché le persone sperano di ricostruire la società e raggiungere la riconciliazione.

Iniziative comunitarie: Ci sono molte iniziative comunitarie volte a promuovere il dialogo e la comprensione tra i diversi gruppi. Queste iniziative potrebbero contribuire a creare un ambiente più positivo.

Sostegno internazionale: Se la Siria ricevesse un vero sostegno internazionale, potrebbe esserci un’opportunità per un cambiamento positivo. Molti siriani sperano di vedere investimenti nelle infrastrutture e nell’economia, che potrebbero aiutare a migliorare le condizioni di vita.

Cosa ne pensi delle promesse fatte dal nuovo governo? Le stanno mantenendo?

Vorrei sottolineare un aspetto molto positivo, soprattutto in questi tempi difficili per il nostro Paese, ovvero il ritorno dei colloqui ufficiali e delle visite dei ministri degli Esteri dei Paesi europei o di delegazioni ufficiali in Siria, in preparazione alla ripresa delle relazioni con il nostro Paese e alla possibilità di revocare le sanzioni, così da poter respirare di nuovo aria fresca. Tuttavia, non nascondo le mie ansie, come cristiano, riguardo alla possibilità che la forma di governo possa essere unilaterale, senza consentire libertà e differenze. Mi riferisco in particolare alla nostra presenza cristiana in Siria. Tutti noi stiamo aspettando e osservando per capire quale sarà il nostro stile di vita nei prossimi giorni e mesi.

Ciao, mi chiamo Salloum Tatros

Sono siriano, vivo in Italia e sono uno studente magistrale a Verona. Vorrei esprimere la mia opinione sugli ultimi eventi in Siria e sulla situazione attuale. Penso che sia un momento cruciale nella storia della Siria dopo 50 anni di leadership di Assad (padre e figlio). 

Il popolo siriano ha presentato troppi sacrifici per ottenere la libertà per musulmani e cristiani. Il mese scorso ero un po’ spaventato e sorpreso a causa di questa rapida caduta del regime siriano. Avevo paura perché i nuovi leader hanno un background ambiguo. 

Alcuni di loro erano jihadisti e altri erano normali soldati e alcuni gruppi armati non erano siriani. Abbiamo un’importante possibilità di costruire un nuovo paese democratico, ognuno ha i suoi diritti e doveri. Non possiamo essere uno stato islamico perché la Siria ha molte etnie (arabi, greci, armeni, curdi, siriaci) e religioni diverse (musulmani, cristiani).  

La maggior parte di ciò che mi preoccupa sono le azioni aggressive tra alcune etnie musulmane come (sunniti e alawiti) ed è successo la scorsa settimana quando un gruppo armato ha ucciso alcune persone in un villaggio. Per i cristiani, hanno molte preoccupazioni perché sono successe alcune cose aggressive come bruciare l’albero di Natale in un villaggio e distruggere una croce in una chiesa. Posso dire che c’è speranza e preoccupazione allo stesso tempo.

“Dalle rovine ci siamo rialzati”, la poesia di Shaman

È la notte di capodanno, la Sala Teatina del Centro Internazionale “La Pira” è vestita a festa per il cenone che accoglie il 2025; un cenone di solidarietà, che un gruppo di volontari ha destinato alla campagna “Educazione per tutti: i giovani cambiano il mondo”. Shaman di Aleppo desidera ringraziare i partecipanti per la loro generosità e fa dono di una sua poesia; la sala mette in pausa il suo clamore e si riempie di un silenzio denso; un silenzio che trasmette partecipazione e vicinanza.

Dalle rovine della guerra ci siamo rialzati,

con animi forti che mai si sono spezzati.

La distruzione delle case non ha piegato la nostra volontà,

e la speranza nel cuore ci ha guidati alla verità.

Sono arrivato in Italia con paura e solitudine,

ma ho trovato il calore che illumina le mie abitudini.

Siete stati una luce nel buio della mia estraneità,

un amore profondo che ha riempito la mia realtà.

Ho spezzato le catene della disperazione grazie al vostro amore,

e ho iniziato a vivere un sogno che costruisce il futuro con ardore.

Abbiamo disegnato con la speranza un mondo nuovo,

dove l’amore e la conoscenza avanzano insieme a noi di nuovo.

Alla mia Italia auguro pace e prosperità eterna,

una benedizione che illumini la strada più moderna.

Alla mia Siria sogno risveglio e serenità,

e riunire le famiglie con gioia e felicità.

Abbiamo scosso la polvere del dolore dalle nostre anime,

e costruito dai sogni una realtà che calma ogni brame.

Un nuovo anno scriviamo con speranza e amore,

facendo della pace il vessillo in ogni cuore.

Maher Ghamika

Originario di Aleppo, vive a Cagliari dove studia ingegneria ambientale. Maher studiava geofisica in Siria, studi che non aveva potuto terminare per evitare di entrare nella carriera militare. Da poco Maher è riuscito a tornare a Damasco e a sostenere l’ultimo esame per laurearsi all’università siriana. In Italia, a Cagliari, studia ingegneria ambientale, che è un corso simile a quello che frequentava in Siria. Lì in Siria anche andare all’università era una sfida. C’erano bombardamenti vicino all’università di Damasco, che mettevano costantemente in pericolo la vita degli studenti e dei cittadini. 

Nuovo governo? «Ci sono nuove tensioni, soprattutto legate al nuovo governo teocratico, che potrebbe dare la caccia alla comunità cristiana. C’è una speranza insita in questa rivoluzione? La dittatura di Assad “tutelava” i cristiani; questi servivano allo stato, al pari degli altri siriani, ma non c’era una vera e propria libertà di culto, ma più un tacito accordo in cui nessuno parlava. La dittatura resisteva perché la paura che i ribelli potessero prendere potere era maggiore del consenso pubblico che la dittatura aveva. I ribelli hanno portato molti cambiamenti, ma la paura è che si instauri uno stato teocratico islamico in cui ogni altro credo sia bandito, a riprova di ciò è stata chiusa una chiesa Cristiana. La paura di chi vive fuori è alimentata dal non sapere in che condizioni riversano i propri cari rimasti in Siria, che rischiano ogni giorno la vita sia per la situazione politica sia per la povertà; questo gli impedisce di vivere e godere a pieno della libertà che hanno ottenuto (sono morti dentro)». 

C’è una speranza per il futuro della Siria? «Sì, la speranza c’è. Ognuno custodisce in sé della speranza. I ribelli parlano di stato di diritto e di ripristinare le libertà, in contrasto col regime, ma quanta fiducia hanno i siriani in queste parole? Nessuno si fida di queste promesse di cambiamento, forse perché si è sempre sperato che le cose cambiassero, ma nulla è mai cambiato, anzi la situazione è sempre peggiorata, sino a che i sogni non si sono trasformati in un desiderio per una vita dignitosa e non deficitaria delle cose più semplici come il cibo o cure mediche. La speranza si affievolisce anche vedendo che ci siano persecuzioni nei confronti degli Alawiti, che è la stessa etnia del vecchio dittatore, questo sebbene avessero parlato di tolleranza nei confronti di tutte le etnie e religioni. Si ha dunque paura di una eventuale guerra civile. Nello scenario internazionale internazionale, la Siria rischia di diventare un nuovo campo di battaglia sotto le mire espansionistiche di forze straniere.» 

Come possiamo noi contribuire a questa realtà? «La ricerca della verità aiuta sicuramente il popolo siriano, perché rende nota la situazione attuale della Siria, senza dover essere filtrata dai grandi media, i quali alle volte nascondono o omettono la verità».

La nuova Siria verso il futuro, ora c’è sete di speranza

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