Israele e Palestina

La risoluzione UNESCO del 18 ottobre 2016

Il 18 ottobre l’organizzazione delle Nazioni Unite a tutela dei beni culturali ha approvato una risoluzione, promossa da diversi paesi arabi tra cui Algeria, Marocco, Egitto e Libano, intitolata “Palestina occupata” che riguarda la città vecchia di Gerusalemme (Gerusalemme est, annessa allo stato di Israele nel 1967 al termine del terzo conflitto arabo israeliano, la così detta “guerra dei sei giorni”). Il testo è stato approvato con i voti di 24 paesi, solo 6 contrari (tra cui Germania, Stati Uniti e Regno Unito) e 26 astenuti (tra cui Francia e Italia).

La risoluzione, al fine di tutelare il patrimonio culturale palestinese, nega il legame storico ebraico con il Monte del Tempio chiamandolo con il solo nome arabo: Haram al Sharif (spianata delle moschee), definisce Israele una “potenza occupante” e critica il modo in cui gestisce l’accesso ai luoghi sacri; nello specifico il testo chiede ad Israele di rispettare lo status quo della città di Gerusalemme in vigore prima del settembre del 2000 (quindi la spianata delle moschee tornerebbe sotto il controllo del ministero giordano degli Affari Islamici e dei luoghi sacri), denuncia gli scontri e i blocchi imposti lungo la striscia di Gaza e sancisce che la tomba dei patriarchi (Cisgiordania) e quella di Rachele (Betlemme) siano parte integrante del territorio palestinese e quindi fuori dalla giurisdizione israeliana.

Le reazioni degli organi chiamati in questione sono state prevedibili e abbastanza scontate: l’Autorità Nazionale Palestinese si è detta soddisfatta della risoluzione, anche perché il testo dell’Unesco conferma che Israele è una forza di occupazione, dall’altro lato è grande la rabbia dello stato di Israele, che richiama in patria il proprio rappresentante all’Unesco, inoltre il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito la risoluzione assurda e il negare un legame tra ebraismo e monte del tempio come non riconoscere un legame tra Egitto e piramidi.

La spianata delle moschee o monte del tempio, comunque lo si voglia chiamare, è il luogo più sacro agli ebrei (sorgeva li infatti il primo tempio all’epoca del re Salomone, X sec. a.C. circa) ed è anche il terzo luogo di culto per importanza per l’islam (dopo La Mecca e Medina), è innegabile che entrambe le religioni e le culture abbiano in quel luogo una parte importante della loro storia, secondo me la decisione di precludere ad una delle due l’accesso ai propri luoghi di culto è assurda da qualsiasi organo provenga (sia esso nazionale o internazionale). Con questo non voglio condannare il testo in questione, ma sono dell’opinione che vada letto non solo unicamente come un testo di condanna alle attività di Israele ma anche, e soprattutto, come la massima espressione dell’assenza di dialogo tra le due parti in questione; arrivare a negare la connessione fra ebraismo e Gerusalemme per tutelare il patrimonio palestinese (sia esso culturale che religioso) non è una vittoria ma una semplice imposizione, oltre che una dichiarazione di fallimento di qualsiasi possibile tentativo di dialogo al fine di trovare un accordo “interno”.

 

http://www.internazionale.it/notizie/2016/10/20/gerusalemme-unesco-israele

http://www.haaretz.com/israel-news/1.747982

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/israele/2016/10/18/unesco-chiede-a-israele-di-tornare-a-status-quo-gerusalemme_8764454d-426e-47d3-b734-90804416e27c.html

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