Libano

Le dimissioni del primo ministro del Libano

Le dimissioni del primo ministro del Libano

Il 4 novembre 2017, con grande sorpresa di tutti, il primo ministro libanese Saad Al-Hariri ha dichiarato di dimettersi in diretta TV da Riyad, la capitale dell’Arabia Saudita, creando tensioni nella struttura politica ed sociale

Hariri ha dichiarato che il Libano sta vivendo una situazione simile a quella che ha preceduto la morte di suo padre Rafiq Al hariri, ucciso in un attentato nel 14 febbraio 2005, quando era primo ministro.

Ha inoltre detto di temere per la propria vita e accusa l’Iran di seminare distruzione e paura in Libano attraverso il partito di Hezbollah.

Hezbollah (letteralmente “partito di Dio”) è un’organizzazione sciita e paramilitare fondamentalista islamica con base in Libano. È una forza significativa nella politica libanese, responsabile di vari servizi sociali, così come scuole, ospedali e servizi agricoli. È però allo stesso tempo considerato dall’Occidente e da tanti paesi mediorientali come un gruppo terrorista.

Hariri con questa dichiarazione ha aperto una crisi diplomatica di grande scala regionale, coinvolgendo le due maggiori potenze musulmane nella regione: l’Arabia Saudita sunnita e l’Iran sciita.

Secondo molti analisti, Hariri sarebbe stato costretto a dimettersi dalla famiglia reale saudita, che avrebbe così voluto frenare la grande influenza esercitata in Libano da Hezbollah, sostenuto dall’Iran. Vista la dimensione del problema, la Francia è intervenuta in quanto il Libano è un ex protettorato francese.

La crisi si è fermata il 22 novembre, giorno dell’indipendenza del Libano, con il ritorno di Hariri nel proprio paese. Dopo la celebrazione della festa dell’indipendenza, si è tenuto un incontro a cui erano presenti i principali organi dello stato: il presidente del parlamento

Nabih Berri, il presidente del Libano Michael Aoun e il primo ministro dimissionario Saad al Hariri. È importante qui specificare che la costituzione libanese prevede una rigida suddivisione delle cariche secondo l’appartenenza religiosa, in modo da riflettere una realtà sociale pluralistica sotto il profilo religioso ed etnico: il presidente deve essere un cristiano, il premier un sunnita, il presidente del Parlamento uno sciita.

Durante l’incontro, la situazione è stata chiarita ed è stato possibile convincere Hariri a restare in carica, rendendo così la festa dell’indipendenza un giorno ancor più pieno di gioia per il popolo libanese.

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