Libano

Storia e caratteristiche del Libano

Capitale: Beirut
Forma di Governo: Repubblica Semipresidenziale
Presidente: Michael Aoun
Primo ministro: Tamman Salam
Indipendenza: 22 Novembre 1943 dalla Francia – 1943 ingresso nell’Onu
Valuta: Libra Libanese
E’ in paese più piccolo per superficie. Confina con Mar Mediterraneo, Siria e Israele.
Lo stato riconosce 18 confessioni:
– Arabi Cristiani (56%):
– Musulmani (42%)
– Comunità Ebraica (2%)
Lingua:
Prima lingua Arabo Standard Moderno, Seconda lingua Francese
LA STORIA
Ciò che rese famoso nell’antichità il Libano furono le sue foreste di cedri.
Il Libano fu dominato da persiani, macedoni, seleicidi, tolomei romani.
Nel’ VIII secolo il Libano fu l’asilo ideale per i profughi di tutte le etnie e di tutte le confessioni religiosi.
Alla fine del X secolo l’islam prese il sopravvento e fiorì l’eresia ultra sciita dei drusi.
Nel 1860 si acutizzano le lotte fra maroniti e drusi, tanto che la Francia dovette intervenire. Fece si che il Libano ottenesse una certa autonomia e che fosse guidato da un capo cattolico. Questo fu il passo per una più vasta penetrazione europea, specialmente francese, che favorì non solo lo sviluppo di gruppi etnici ma, fece si che entrassero in Libano correnti libertarie e nuovi aneliti di libertà.
Nel 1920 il Libano ebbe la Costituzione e divenne “Stato del Grande Libano”, sotto mandato francese.
Nel maggio del 1925 il nome dello stato cambiò in Repubblica Libanese.
Dopo la seconda guerra mondiale partecipò ad ostacolare la formazione di uno stato libero israelitico.
Il 14 febbraio 1951 si costituì un nuovo Gabinetto in seguito alle dimissioni di Riyad Al-Aulh, il 7 giugno si costituì un nuovo governo.
Il 18 settembre 1952 si verificò un colpo di stato socialista.
Il 9 ottobre 1952 il Parlamento affidò pieni poteri, per sei anni, al governo presieduto da Khaled Chebab.
Un problema economico pressante in Libano era rappresentato dai numerosi profughi palestinesi che implicarono anche difficoltà politiche. Il 26 agosto 1959 il segretario generale delle Nazioni Unite propose la definitiva sistemazione di questi palestinesi in Libano, ma la Camera Libanese respinse la proposta augurando agli interessati di potersene tornare alle loro case.
Nel 1961 si dovettero fronteggiare prima una crisi con l’Egitto per aver dato asilo a profughi siriani e poi un colpo di stato che, si concluse con l’arresto dei fautori.
La solidarietà del Libano con la resistenza Palestinese, portò nel paese un problema di vaste proporzioni fra maroniti e musulmani. I primi favorevoli ad una politica moderata verso Israele ed i secondi invece più propensi ad appoggiare la guerriglia. Nella primavera- estate del 1969 partirono altri attacchi ad Israele, che subito replicò con rappresaglie.
Si era sull’orlo della guerra civile che fu evitata a malapena dalla firma, il 2 novembre, fra il capo dell’esercito libanese e Yar Arafat, di un accordo con i palestinesi accettavano di limitare la loro guarrigklia ad alcune zone designate.
Agli inizi del 1975 la situazione era gravissima: molti furono gli scontri fra diverse fazioni senza che i paesi arabi fossero in grado di fermare le lotte e di riportare la tregua. Quando la Siria decise di intervenire, non potè evitare la guerra del 1978 fra maroniti, siriani e palestinesi a Beirut e nel Libano meridionale.
Nel 1978 ai confini con Israele fu creata una “fascia di sicurezza”. Nonostante gli sforzi di tutti, Israele mise a ferro e furono il Libano dal 1982 al 1985 e non rinunciò mai alle posizioni acquisite.
Il nuovo premier Hariri pose per prima cosa l’attenzione del governo sulla necessità estrema di liberare il Libano meridionale dalla presenza israeliana e procedere all’effettivo rilancio dell’economia. Nel dicembre 1992 impedì l’ingresso a 400 deportati palestinesi espulsi da Israele. Questi furono costretti ad attestarsi nella cosiddetta “terra di nessuno” posta fra la “fascia di sicurezza” e la zona controllata dall’esercito libanese.
Hariri non consentì mai la laicizzazione del paese ed impose una certa censura ai “media”, tanto che nel 1998 assunse il monopolio della televisione di stato sui notiziari.
Nel dicembre 1998 prese le redini del governo S.al-Hoss. Egli improntò la sua politica economica ad una più ampia liberalizzazione, allentò la censura e combatté la corruzione. Gran parte dell’anno 1999 trascorse con una serie di processi e condanne per esponenti politici.

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