Libia

Migranti e diritti umani

Il 14 novembre del 2017 è stata rilasciata dalla CNN un’inchiesta sul mercato di esseri umani in Libia.
L’inchiesta ha riportato l’attenzione del mondo su un problema purtroppo già noto: quello delle violenze compiute sui migranti che attraverso la Libia tentano di arrivare in Europa.
Il video girato con uno smartphone mostrava la vendita all’asta di un uomo per 400 dollari. Un nigeriano di circa 25 anni descritto dal “battitore dell’asta” come un “ragazzo grosso e forte adatto per il lavoro in fattoria”. La giornalista della CNN, Nima Elbagir, ha assistito – durante le sue indagini in Libia – alla vendita di oltre una decina di persone, avvenuta in un edificio dismesso nelle vicinanze di Tripoli, capitale della Libia. Ciò che maggiormente ha sconvolto la giornalista non sono le molte testimonianze di uomini venduti all’asta e poi finiti nei centri di detenzione, ma l’indifferenza che circonda il perpetuarsi della disumana vendita di esseri umani. Le testimonianze raccolte dalla CNN sono state consegnate alle autorità libiche, le quali hanno dichiarato che inizieranno un’indagine per trovare i responsabili. Nasr Hazan, dell’agenzia libica che si occupa dell’immigrazione illegale e che ha sede a Tripoli, ha detto di sapere della presenza di diversi gruppi di trafficanti di esseri umani che agiscono nel paese, ma ha aggiunto di non avere mai assistito a un’asta per la vendita di schiavi.
La violenza sui migranti è un problema ben conosciuto ai paesi membri dell’Ue, così come dalle altre nazioni e dalle organizzazioni umanitarie che da tempo, attraverso i loro rapporti, raccontano le terribili condizioni dei centri di detenzione libici sparsi principalmente lungo le coste, luogo di prigionia per centinai di migranti.
Nel trattare la questione dei maltrattamenti sui migranti, non possiamo non citare il ruolo svolto dall’Italia. Difatti gli accordi stipulati dal governo italiano con alcune milizie libiche hanno lo scopo di arginare la partenza dei migranti dalla Libia verso l’Italia e l’Europa. Ma la campagna contro l’azione delle navi di soccorso delle ong nel Mediterraneo ha avuto l’effetto di lasciare sempre più persone alla mercé dei trafficanti libici.
Tali accordi sono stati valutati molto negativamente dall’Alto commissariato per i diritti umani dell’ONU. Il commissario Reid Raad al Hussein, ha addirittura definito “disumana” la collaborazione tra Unione Europea e Libia per la gestione dei flussi migratori dall’Africa.
In Libia le milizie armate hanno riempito il vuoto di potere che si è creato dalla caduta del regime di Gheddafi e il paese da cinque anni è senza un governo stabile. Oltre agli apparati statali “ufficiali”, molte zono sono controllate direttamente da milizie. Alcuni servizi sono gestiti direttamente da queste forze politiche e militari: tra questi, ad esempio, ci sono i centri di detenzione in cui stazionano i migranti che tentano di salpare dalla Libia verso i paesi europei.
L’Italia – come riportato dagli osservatori internazionali – ha stretto i propri accordi non solo con il governo riconosciuto ma anche direttamente con le milizie, ritenute partner poco affidabili. La collaborazione tra l’Italia e la Libia, tra le altre cose, prevede anche la fornitura di aiuti umanitari: nella situazione attuale questi aiuti (generi di prima necessità, kit medici) vengono distribuiti a soggetti – come la milizia Al Ammu – che ha avuto un’implicazione diretta nella gestione dei flussi migratori. Inoltre, non è ben chiaro se gli accordi tra il Governo e le attuali autorità libiche preveda anche forniture di armi.
Secondo un rapporto Unicef del febbraio 2017 in Libia vengono sistematicamente violati ogni giorno i diritti umani. Le violenze avvengono ai check point che i migranti devono superare per tentare di raggiungere le coste libiche, o più spesso nei centri di detenzione. Fino ad oggi ne sono stati individuati 34, all’interno dei quali sono detenute tra le 4mila e le 7mila persone. Di questi, 24 sono gestiti dal dipartimento del governo libico che si occupa dell’immigrazione illegale. Gli osservatori Unicef affermano di aver visitato alcuni di questi centri, ma nessuno di quelli gestiti direttamente dalle milizie.
È stato riconosciuto che le violazioni di diritti sono gravi e trasversali: sia per i migranti “in viaggio” che per quelli detenuti si parla di riduzione in schiavitù o limitazioni delle libertà personali e di violenze, anche sessuali. Questi crimini riguardano in modo indistinto uomini, donne e bambini: ¬-stando al rapporto Unicef, dei 181mila migranti arrivati in Italia nel 2016 usando la rotta del Mediterraneo centrale, 28mila erano minori, circa il 16 per cento del totale; di questi, il 90 per cento erano minori non accompagnati, un numero due volte più grande rispetto a quello registrato nel 2015.
Da segnalare che uno dei punti degli accordi stretti tra il governo italiano e le autorità libiche prevede proprio il miglioramento delle condizioni di vita nei centri di detenzione. Tra gli altri aspetti salienti c’è quello della formazione della marina libica, un lavoro che viene svolto in modo congiunto da vari paesi dell’area UE.

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