Israele e Palestina

La soluzione a due stati è in crisi

Per decenni la soluzione a due stati è stata considerata l’unica soluzione razionale per garantire la pace fra Israele e Palestina, ma in cosa consisterebbe esattamente questa soluzione? Secondo questa proposta la zona tra la Cisgiordania e il Mar Nero dovrebbe essere equamente divisa tra le due nazioni in modo tale da garantire la coesistenza di due stati uno di fianco all’altro con le due capitali riunite a Gerusalemme secondo i confini sanciti nel 1967.

Questa almeno è la teoria, in pratica, già a partire dalla fine della guerra dei sei giorni (1967), Israele si è spinto ed ha costruito molto al di là dei confini stabiliti, nonostante le obbiezioni da parte di diplomatici da tutto il mondo, ed ha avanzato richieste più o meno legittime al fine di ampliare i propri confini.

 

Solo di recente c’è stata una presa di posizione ed una condanna chiara nei confronti delle azioni dello stato israeliano, si pensi alla risoluzione per Gerusalemme dello scorso mese o alla risoluzione approvata il 23 Dicembre dal consiglio di sicurezza dell’ONU che condanna gli insediamenti israeliani in territorio palestinese.

Quest’ultima risoluzione è stata approvata da 14 stati membro su 15, anche grazie al fatto che gli Stati Uniti non hanno posto il veto e si sono astenuti dalla votazione.

 

Inutile dire che la decisione ha sollevato numerose polemiche da parte di Israele che si sente vittima di una qualche forma di complotto mirato a ridisegnarne i confini, le aree di competenza e privarlo dei luoghi simbolo della propria cultura, non solo nei confronti dell’ONU ma anche nei confronti degli Stati Uniti, ed in risposta ha alzato ancora di più le barriere nei confronti della diplomazia con i paesi stranieri.

Mai come adesso la soluzione dei due stati sembra inattuabile, visto che da un lato abbiamo uno stato che pretende il riconoscimento del suo “bottino di guerra”, mentre dall’altro abbiamo uno stato che si arrocca orgogliosamente sui punti stabiliti dai primi accordi, senza che nessuno dei due sia disposto realmente a scendere a patti; interventi ritardatari e pesanti come quello del 23 dicembre o del mese scorso non migliorano certo la situazione generale.

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