Libia

La battaglia di Sirte

700 morti, 3200 feriti è questo il bilancio finale della lunga battaglia condotta dalle forze di Misurata (fedeli al governo internazionalmente riconosciuto di Al Sarraj) per riprendere il controllo di Sirte.

 

Tra il 2015 ed il 2016 infatti l’ISIS, complice la dura pulizia etnica portata avanti a Sirte (una delle ultime città fedeli a Gheddafi ad arrendersi dopo la rivoluzione) proprio dai misuratini, era riuscito a penetrare nella città come forza capace di reinstaurare l’ordine, occupando quasi 200 km di costa e trasformando la città nel centro più importante fuori dall’Iraq e dalla Siria.

 

Adesso, dopo un anno di combattimenti e svariati annunci di vittoria, anche l’ultimo quartiere è stato riconquistato e fonti italiane sostengono che oramai la città sia effettivamente sotto il controllo del governo supportato dall’ONU, mentre la presenza di miliziani non superi le 30/40 unità.

 

La vittoria di Sirte, sebbene rappresenti un indubbio passo avanti nella lotta a Daesh, apre due problematiche:

Relativamente alla lotta contro il terrorismo islamico non è assolutamente una vittoria definitiva per due motivi:

  • Da mesi i capi del Califfato hanno abbandonato la città rifugiandosi al sud, una zona in mano alle bande tribali e non controllata dalle principali forze del paese, e si teme che una volta riorganizzatisi lancino una serie di attentati a città importanti come Bengasi e Tripoli
  • Come ha riferito a New York l’inviato ONU per la Libia Martin Kobler, questi risultati sono solamente temporanei, a meno che non si riesca a creare un “coerente apparato di sicurezza”

 

Relativamente ai rapporti interni invece la conquista della città si inserisce nel confronto tra le già citate forze di Misurata ed il generale Haftar, supportato dall’Egitto, nuove frizioni tra la popolazione e l’esercito liberator infatti potrebbero favorire il generale che già quest’estate con l’appoggio egiziano ha strappato il controllo di alcuni pozzi petroliferi in Cirenaica ad un alleato dei misuratini, non riconosce la legittimità del governo di Tripoli, chiede la revoca dell’embargo di armi verso la Libia (ha richiesto l’aiuto russo per futuri addestramenti, quando l’embargo sarà revocato), ed ha già annunciato l’intenzione di marciare verso Ovest, per liberare anche Tripoli dalla presenza di miliziani islamici.

Resta inoltre ancora aperta la partita su chi governerà la città.

In questo scenario fatica ad affermarsi il governo internazionalmente riconosciuto di Al Sarraj (che non ha il controllo totale di Tripoli) e fortemente sostenuto da Kobler che sta pressando perché si formi al più presto una Guardia Presidenziale e diventi operativa come nucleo di un esercito nazionale.

 

Anche l’Italia ha contribuito in parte alla vittoria contro l’ISIS a Sirte: l’ospedale da campo italiano infatti ha permesso alle milizie assedianti di avere un posto in più dove curare i feriti, ora che è finita la battaglia, sta ai Ministeri della Difesa e degli Esteri cercare di capire come questa struttura possa continuare ad avere un ruolo importante nella stabilizzazione della Libia.

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